clamidia

La clamidia è la malattia a trasmissione sessuale più diffusa nel Vecchio continente. Tra il 2005 e il 2014 sono stati registrati 3,2 milioni di casi, mentre il tasso di infezione è cresciuto del 5% tra il 2010 e il 2014. Nel 2013 sono stati identificati 384.555 casi, 182 ogni 100 mila persone. I più colpiti sono i giovani (il 67% dei casi viene diagnosticato tra i 15 e i 24 anni) e le donne.

Nuove strategie

Ecco i dati delle nuove linee guida Guidance on chlamydia control in Europe, sviluppate da un gruppo di esperti e pubblicate dall’European center for disease control (Ecdc) per aggiornare quelle del 2009. «Nonostante le attività di prevenzione e controllo siano aumentate negli ultimi anni, la malattia è ancora molto diffusa, al punto da essere considerata un problema di salute pubblica – sostiene Andrea Ammon, direttore dell’Ecdc -. Per questo è importante promuovere strategie per contrastarla, come educazione sessuale nelle scuole, distribuzione del preservativo, campagne di informazione, diffusione del test tra le persone a rischio. In quest’ottica, i singoli Stati europei dovrebbero preparare un piano per arginare l’infezione, anche in previsione del piano che l’Organizzazione mondiale della sanità dovrebbe adottare a breve».

Un’infezione asintomatica

L’infezione, causata da Chlamydia trachomatis, un batterio Gram-negativo, in genere non presenta sintomi. In alcuni casi, però, può provocare bruciore e secrezioni dall’uretra nell’uomo, lievi bruciori e prurito nella donna. «Si tratta di una malattia silente, che se non trattata può causare danni irreversibili agli organi riproduttivi, soprattutto a quelli femminili», spiega Ammon. Nella donna possono, infatti, verificarsi problemi alle tube di Falloppio, malattia infiammatoria pelvica (alcuni studi hanno stimato un rischio del 10-15% dopo un anno), gravidanza extrauterina, infertilità. Ma anche nell’uomo ci possono essere dei danni, come infezioni dell’epididimo (tubicino situato nello scroto, sul testicolo, che consente il passaggio dello sperma), danno ai testicoli, infezioni alla prostata. Rare le conseguenze più serie, come la sindrome di Reiter, una forma di artrite accompagnata da lesioni della pelle e infiammazione degli occhi.

La diagnosi con un test

La clamidia si trasmette in genere attraverso rapporti sessuali vaginali, anali, orali non protetti, ma anche dalla madre al figlio. Una donna infetta in gravidanza può, infatti, durante il parto, trasmettere al neonato l’infezione, che si manifesta sotto forma di un’infiammazione agli occhi e all’apparato respiratorio. Per la diagnosi, si utilizzano oggi vari test basati sulla ricerca degli antigeni o del Dna del batterio. I più usati sono il test di amplificazione degli acidi nucleici (Naat), che verifica la presenza di materiale genetico del batterio; il test immuno-enzimatico; il test a prova diretta fluorescente degli anticorpi. In genere, questi test possono essere effettuati dopo circa 10-20 giorni dal presunto rapporto a rischio (è quello che i medici chiamano “periodo finestra”).

Per guarire basta un antibiotico

La clamidia si cura efficacemente con gli antibiotici. «Assumere la terapia, non appena fatta la diagnosi, seguendo le indicazioni del medico, è fondamentale per evitare complicanze», avverte Ammon. Come trattamento standard si prevede la somministrazione di azitromicina in singola dose da 1 grammo oppure di doxiciclina, alla dose di 100 milligrammi due volte al giorno, per una settimana. Anche trattare i partner avuti fino a due mesi prima della diagnosi è molto importante per evitare la diffusione della malattia. Inoltre, poiché pazienti con infezione da gonococco sviluppano spesso anche quella alla chlamydia, è opportuno un trattamento contro la clamidia in caso di gonorrea. A oggi non esiste un vaccino contro la malattia e una volta guariti ci si può infettare di nuovo.

Fonte: Correre.it

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