affogare

Si stima che in Italia ogni anno muoiano annegate circa 400 persone (escluse ovviamente le tragedie dell’immigrazione). Nel 70% dei casi all’origine dell’annegamento, secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità del 2015, c’è un malore. Le vittime sono spesso bambini, che possono affogare anche in acque molto basse. Chi sopravvive ma non è trattato in tempo rischia lesioni cerebrali permanenti. Ecco quello che tutti i genitori (e non solo) dovrebbero sapere sull’annegamento.

1) Si può annegare in silenzio

Quando pensiamo a una persona che annega ci immaginiamo che agiti le braccia, che urli chiedendo aiuto, ma le cose non funzionano sempre così. Quello che succede più spesso è che le persone facciano un respiro profondo, vadano sott’acqua e non tornino più a galla. Annegare, nella maggior parte dei casi, è un evento pericolosamente tranquillo. Nella realtà raramente si assiste alle grida e ai movimenti convulsi fra onde e schizzi che la televisione ci ha abituato ad associare all’annegamento.

2) Si può annegare anche dove ci sono i bagnini

Nel 2011 una donna è morta annegata sul fondo della piscina pubblica di Boston, sorvegliata dai bagnini. Il suo corpo è stato trovato solo due giorni dopo perché l’acqua era torbida. Questo è un caso estremo, ma è invece frequente che la gente anneghi anche dove ci sono i bagnini, che non possono vedere tutto, sopratutto di fronte a un annegamento silenzioso. Solo perché c’è il bagnino non significa che non dobbiate sorvegliare costantemente vostro figlio.

3) Si può annegare in pochissima acqua

Quello che serve per annegare è un poco di acqua, quella che basta per contenere la faccia di un bambino. I più piccoli possono annegare nelle piscinette, in una vasca da bagno, in un secchio, nella tazza del water. Non ci credete? Di recente un bambino di tre anni ha rischiato di annegare nel canotto con appena 15 centimetri di acqua. È caduto dentro il canotto di schiena, finendo con la testa sott’acqua e le gambe sollevate sul bordo. Invece di spostarsi di lato faceva forza sulle gambe tentando di risollevarsi, senza successo. Solo l’intervento della madre, che per fortuna era vicinissima, ha evitato il peggio. Secondo i CDC degli Stati Uniti le metà dei bambini annega entro 22 metri dai genitori e nel 10% dei casi l’adulto li vedrà affogare senza rendersi conto di quel che sta succedendo.

4) Possono annegare anche i nuotatori esperti

Annegano anche i nuotatori esperti. Possono essere stanchi o vittime di un crampo o catturati da una corrente. Oppure possono aver battuto la testa o rimanere incastrati sott’acqua per un qualunque motivo. Solo perché vostro figlio è un buon nuotatore non significa che non possa succedere qualcosa che lo metta a rischio di annegamento.

5) L’annegamento si può prevenire

– Insegnate a vostro figlio a nuotare iscrivendolo a un corso di nuoto, dando un occhio anche alle competenze di chi insegna
– Imparate la rianimazione cardiopolmonare
– Se avete una piscina, recintatela con un cancello autobloccante
– Se andate in mare con la barca indossate il giubbotto di salvataggio
– Insegnate ai bambini che cosa bisogna fare se si viene risucchiati da una corrente: invece di tentare di raggiungere la riva nuotando contro la corrente bisogna nuotare parallelamente alla riva per facilitare così l’uscita dalla corrente
-Tenete sempre gli occhi su vostro figlio quando è in acqua e se avete bisogno di riposarvi tiralo fuori. Non perderlo di vista anche se ci sono i bagnini. Potete scrivere o dare un occhio al telefono più tardi: niente è più importante della vita di vostro figlio

6) Come si comporta chi sta annegando

– Ad eccezione di rari casi, le persone che stanno annegando sono fisiologicamente incapaci di chiedere aiuto. L’apparato respiratorio è infatti preposto alla respirazione, l’articolazione di suoni è una funzione secondaria: perché si possa parlare è necessario che prima siano compiute tutte le fasi della respirazione
– La bocca di una persona che sta annegando sta in modo intermittente sopra e sotto il livello dell’acqua. Quindi la bocca non sta fuori dall’acqua per un tempo sufficiente a espirare, inspirare e chiedere aiuto. Quando la bocca è fuori dall’acqua c’è appena il tempo per espirare e inspirare rapidamente prima di essere nuovamente sommersi dall’acqua
– Una persona che sta annegando non può agitare le braccia per richiamare l’attenzione. L’istinto naturale lo spinge a estendere le braccia lateralmente e premere dall’alto verso il basso la superficie dell’acqua. In questo modo riesce a far leva sul corpo e a tenere la bocca fuori dall’acqua per respirare
– Per tutta la durata della reazione istintiva all’annegamento il corpo rimane verticale centro l’acqua senza che le gambe si muovano per aiutare il galleggiamento. Se non viene soccorsa da un bagnino addestrato, questa persona riuscirà a fatica a restare a galla e verrà sommersa dall’acqua in un tempo variabile tra i 20 e i 60 secondi.

(Fonte:Corriere.it)

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